OpenParri: progettare un archivio digitale per rendere la memoria più accessibile
Anche quest’anno il 25 aprile è stata un’occasione per lavorare sulla memoria e celebrare così la Festa della Liberazione d'Italia.
Dopo il progetto A passo di Liberazione 1945–2025 con cui nel 2025 abbiamo accompagnato il racconto degli 80 anni della Liberazione in Emilia-Romagna, negli scorsi giorni insieme all’Istituto Storico Parri di Bologna abbiamo presentato OpenParri, una piattaforma che trasforma un grande patrimonio documentario in uno spazio pubblico di consultazione e conoscenza.
C’è un lavoro digitale che, da un lato, ha riorganizzato un sito e un database. Dall’altro, si è cercato di rendere un patrimonio culturale più leggibile, più accessibile, più interrogabile. È da questa idea che nasce OpenParri, il nuovo archivio digitale dell’Istituto Storico Parri Bologna Metropolitana.
Siamo partiti da una sfida precisa: trasformare una grande quantità di materiali già presenti nel precedente sistema Parri Digit. Biblioteca Digitale in un’infrastruttura più solida, chiara e vicina al modo in cui oggi studiosi, studenti e cittadini leggono la storia attraversa i contenuti online. Il progetto raccoglie infatti più di 130 fondi archivistici e oltre 700.000 record, con più di 33.000 immagini, e li riorganizza in un unico ambiente di consultazione orientato ai dati e all’esperienza utente.
OpenParri offre la possibilità di interrogare i materiali per tipologia documentaria e per provenienza dei fondi. Il digitale, quindi, come strumento per dare forma a una conoscenza più disponibile, navigabile e pubblica.
Nel lavoro di progettazione ci siamo misurati con tre questioni che per noi sono decisive ogni volta che affrontiamo piattaforme culturali complesse: accessibilità, architettura dei contenuti e affidabilità dell’esperienza.
È un approccio che sentiamo particolarmente vicino al nostro modo di lavorare. In questo caso con una specificità in più: rendere comprensibile la memoria storica, con tutta la sua complessità, ricchezza e delicatezza.
È bello continuare a collaborare con il Parri di Bologna, l’Istituto storico che custodisce e valorizza fonti fondamentali per la storia del Novecento. Con OpenParri, questo lavoro compie un passo in più: non solo un aggiornamento tecnologico, ma un modo nuovo di mettere in relazione patrimonio, ricerca e cittadinanza.



Udine che cambia: quando la rendicontazione pubblica diventa racconto
Per il Comune di Udine abbiamo lavorato a un progetto editoriale costruito attorno a due strumenti tra loro complementari: il Bilancio di Sostenibilità 2024, nato per misurare e comunicare il valore pubblico prodotto dall’amministrazione in una logica di trasparenza, e il Bilancio di metà mandato 2023-2025, pensato come rendicontazione volontaria della prima parte del percorso amministrativo e presentato come naturale prosecuzione del lavoro avviato con il bilancio di sostenibilità.
La sfida non era solo organizzare dati, indicatori e contenuti istituzionali, ma trasformare la complessità amministrativa in una forma più leggibile. Nel bilancio di sostenibilità questo obiettivo prende corpo attraverso una struttura per sei capitali (economico-finanziario, umano, naturale, intellettuale, relazionale e infrastrutturale) pensata per restituire una visione sistemica della sostenibilità pubblica, accompagnata da analisi di materialità e mappatura degli stakeholder.
Dal punto di vista grafico, il progetto lavora su orientamento, ritmo e chiarezza. Nel Bilancio di Sostenibilità l’affiancamento tra stemma comunale e city brand UDINE, insieme al sottotitolo “Udine che cambia”, definisce subito il tono del racconto; all’interno, colori, icone, aperture di sezione e infografiche aiutano a dare ordine a una materia ampia e articolata. Nel Bilancio di metà mandato, invece, la scansione in otto macro-capitoli, la linea del tempo iniziale e l’alternanza tra fotografie, dati e testi costruiscono un racconto più narrativo, ma altrettanto leggibile.
Il risultato è un sistema editoriale che tiene insieme rigore, accessibilità e identità. Due documenti diversi, ma coerenti, che trasformano la rendicontazione in comunicazione pubblica: non solo strumenti per documentare ciò che è stato fatto, ma veri e propri dispositivi di relazione tra amministrazione, territorio e cittadinanza. Per noi di Redesign, è qui che il progetto trova il suo senso più pieno: dare alla complessità una struttura chiara e alla dimensione pubblica un racconto capace di farsi leggere.



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